L’altra mattina, mentre prendevo un caffè al bar, ho ascoltato una conversazione sulle “batterie a Brindisi”. Due persone parlavano con sicurezza, una sosteneva che nel petrolchimico si produrranno sistemi di accumulo, l’altra ribatteva che a Cerano, a due passi dal petrolchimico, avverrà la stessa cosa con la riconversione della centrale.
Questa scena racconta un equivoco ricorrente. Quando si parla di batterie e BESS, la stessa parola viene usata per attività diverse che però non coincidono per mestiere, mercato e competenze. Conviene distinguere almeno tre passaggi. C’è chi costruisce i BESS, chi li installa e chi li usa. La transizione energetica attraversa tutti e tre, ma ogni passaggio ha logiche proprie. Un passaggio breve per evitare altro equivoco; costruire i BESS non è costruire una cella o una batteria, i BESS utilizzano le celle e le batterie, è importante capire l’enorme differenza.
Nel petrolchimico di Brindisi, si costruisce la parte industriale della storia. Si assembleranno moduli e celle, si integrerà l’elettronica di potenza e la gestione termica, si configureranno i software di controllo, si eseguiranno i test e si certificherà il prodotto finito, un lavoro di manifattura avanzata. Il risultato è un BESS (Bettery Energy Storage System) destinato a un cliente, ne ho parlato in questo articolo nel dettaglio.
Può essere una utility, un data center, un impianto industriale o la stessa rete elettrica. A monte di questo processo ci sono le celle elettrochimiche vere e proprie e, ancora più a monte, le materie attive che oggi rappresentano il punto più strategico della filiera. A Brindisi la logica è graduale, prima i sistemi completi, poi le celle LiFePO₄ e solo in seguito i materiali che servono per produrle. È una filiera a ritroso che segue il mercato e la scalabilità industriale, la chiusura del cerchio include anche il riciclo meccanico, oggi in fase progettuale, che completa il ciclo senza anticipare i tempi.
A Cerano il quadro è un altro oltre che società coinvolta diversa. La grande centrale a carbone è spenta da dicembre 2025, mantenuta in sicurezza e in attesa della riconversione (attualmente pronta a ripartite in caso di emergenza). L’area conserva collegamenti a 380 kV, spazi industriali e una lunga storia legata al sistema elettrico nazionale. Tra il 2024 e il 2025 il Ministero competente ha autorizzato sistemi di accumulo per circa 690 MW nell’ area della centrale, come riportato nei decreti nazionali e nei bollettini regionali ma, per dovere di cronaca, non ci sono fonti ufficiali riguardo l’effettiva costruzione nè se sarà attuato il progetto approvato.
Capire cosa significa usare un sistema di accumulo richiede di spostare l’attenzione dalla fabbrica alla rete. Quando il solare e l’eolico producono in abbondanza nelle ore centrali della giornata, l’accumulo (BESS) assorbe energia. Quando la produzione scende o il consumo sale, restituisce. Ma il suo ruolo non si limita alle rinnovabili, i BESS contribuiscono a stabilizzare l’intero mix produttivo. Fotovoltaico, eolico, termoelettrico, importazioni e collegamenti HVDC, convivono su uno stesso sistema che varia istante per istante. L’accumulo smorza le oscillazioni e permette al sistema elettrico di seguire la domanda senza perdere equilibrio, un lavoro continuo e silenzioso.
Nel petrolchimico si costruirà il “motore”, con le sue parti meccaniche, elettroniche e software, a Cerano quel motore verrà usato (non necessariamente quelle di Brindisi) nel “traffico” del sistema elettrico dove conta saper accelerare, frenare, dare precedenza e mantenere la distanza di sicurezza.
Il brindisino è uno dei pochi territori europei in cui questi due pezzi della transizione stanno prendendo forma nello stesso momento. (Per non indurre false notizie, Cerano probabilmente comprerà BESS da altre parti e non da Brindisi, l’esempio serve solo a far capire la differenza.)
La città ha una lunga storia industriale, un polo chimico, una centrale elettrica storica, un porto e connessioni in alta tensione. È un intreccio di infrastrutture che permette di parlare, nello stesso luogo, di filiera delle batterie e di accumulo su scala utility.
Quando si sente parlare di “batterie a Brindisi” vale la pena chiedersi a quale livello ci si riferisce. Ci sono tecnologie condivise ma non ci sono sovrapposizioni operative. La transizione energetica procede con una filiera che cresce e una rete che cambia modo di funzionare.
Per approfondimenti non esitate a contattarmi. L.L.