Il 10 agosto 2026 la rivista Remote Sensing, edita da MDPI, (Multidisciplinary Digital Publishing Institute), ha ritrattato il paper originale del 2022 sulla piramide di Cheope e ne ho scritto in Cheope trasparente, ritrattato il paper di Biondi e Malanga. Da lì è nato un confronto pubblico più ampio, mi hanno scritto vari detrattori e canali di dubbia filologia scientifica per eventuali interviste e dichiarazioni e, in alcuni commenti sui social, sono stato attaccato pesantemente da chi difende Biondi. Non sono avvezzo alla mistificazione della scienza, mi occupo di tecnologia e della sua divulgazione, preferisco scrivere qui l’ultimo articolo per chiudere questo capitolo che sta diventando inquietante.
Questo articolo, a differenza di quello del 13 agosto, nasce da un passaggio in più. Ho letto le reazioni di Biondi sui suoi canali e ho letto anche gli articoli e i post che lui stesso cita in propria difesa, per verificare punto per punto se davvero dimostrino quello che lui sostiene dimostrino. È quel controllo, fatto sulle sue stesse fonti, a rendere questo pezzo un gradino più approfondito rispetto al precedente, non una semplice ripetizione.
Per onestà intellettuale dichiaro che sì, ho scritto a Remote Sensing come lettore. Al momento non so dire se MDPI si riferisca alla mia segnalazione ma credo sia assolutamente irrilevante ai fini di quanto segue.
La nota di MDPI parla di gravi difetti metodologici ed errori statistici tali da compromettere le conclusioni scientifiche del lavoro, senza elencarli nel dettaglio. Biondi ha reagito sul suo profilo LinkedIn e sul suo profilo X con toni diversi. Su LinkedIn ha pubblicato una richiesta formale al comitato editoriale della rivista, osservando che un secondo paper, dedicato al Vesuvio e pubblicato nello stesso anno con la stessa tecnica di base, resta online, e chiedendo lo stesso trattamento oppure una spiegazione pubblica della differenza.
Su X il tono cambia. Un post dedicato a un test sul relitto del Titanic viene presentato come una dedica all’intera orchestra della scienza ortodossa. Un altro, rivolto direttamente a Elon Musk, Donald Trump e Robert Kennedy Jr, si chiude con una sequenza di citazioni, “Veritas odium parit” (la verità genera odio), “E pur si muove”, “Magna est veritas et praevalebit” (la verità è grande e prevarrà), “Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam” (forse pronunciate questa sentenza contro di me con più timore di quanto io stesso provi nell’ascoltarla) e “Fiat lux” (sia fatta luce). Sono frasi storicamente legate a figure che si sono sentite condannate o ostacolate da un’autorità costituita mentre sostenevano una verità che quella stessa autorità si rifiutava di riconoscere. Non hanno alcun collegamento diretto con gli errori metodologici contestati dalla rivista ma costruiscono un parallelo implicito tra la propria vicenda e quella di chi, nella storia, aveva ragione contro un potere che lo negava.
Malanga ha risposto ricordando che sei revisori avevano giudicato corretto il lavoro, come riportato sul forum Luogocomune. Il verbale pubblico mostra che nelle prime tornate alcuni revisori avevano raccomandato il rigetto o espresso forti riserve, poi affrontate attraverso revisioni sostanziali e ulteriori valutazioni. Il numero dei revisori non risolve le contestazioni emerse dopo la pubblicazione e nessuna delle due reazioni entra nel merito tecnico degli errori richiamati nella nota di ritrattazione.
Il radar SAR, Synthetic Aperture Radar, radar ad apertura sintetica, è un sistema che invia impulsi elettromagnetici verso la superficie terrestre e registra l’eco di ritorno. Se un oggetto sulla superficie vibra, anche di pochi millimetri, il movimento modifica la fase e il contenuto Doppler del segnale ricevuto. Analizzando queste variazioni si possono ricostruire alcune caratteristiche della vibrazione dell’oggetto osservato, un principio già descritto nei miei articoli del 2025 e che qui vale solo come richiamo.
Questa capacità è reale e non nasce con i lavori su Cheope e sul Vesuvio. Uno studio pubblicato nel 2026 da ricercatori delle università di Trento e Strathclyde e da altri enti ha misurato mediante micro-Doppler SAR le vibrazioni di un ponte sospeso a Glasgow, confrontandole con accelerometri installati sulla struttura. Gli autori riportano un errore della velocità dell’ordine di un millimetro al secondo e una correlazione spettrale con i dati reali fino a 0,88. Lo stesso studio precisa che l’impiego del micro-Doppler SAR per il monitoraggio dinamico delle infrastrutture è ancora relativamente poco esplorato, le acquisizioni satellitari durano pochi secondi e la stima delle forme modali resta difficile. Questo è un esempio di validazione indipendente vera, un gruppo di ricerca diverso da Biondi, con uno strumento fisico di controllo diverso dal radar stesso.
Vale la pena guardare con la stessa attenzione anche alle altre fonti che Biondi cita per sostenere di essere già validato altrove, perché non hanno tutte lo stesso peso. Nel paper originale su Cheope, in bibliografia, cita due suoi lavori del 2019, sempre pubblicati su Remote Sensing, dedicati alla stima del micromovimento e dell’inclinazione di navi tramite lo stesso tracciamento di sotto aperture Doppler. Qui il principio fisico resta plausibile, la nave è un bersaglio in superficie, ma la fonte non è una validazione di terzi, è un’autocitazione, Biondi porta a supporto il proprio lavoro precedente, non quello di altri ricercatori indipendenti.
La scala di autoreferenzialità arriva al punto più critico con il post su X dedicato al Titanic, pubblicato dopo la ritrattazione. Biondi presenta un test che chiama cieco, sovrapponendo i dati HarmonicSAR del relitto, a 3.800 metri di profondità nell’oceano Atlantico a una fotografia ottica reale dello scafo, dichiarando una corrispondenza del 91,4%.


Guardando il fotogramma diffuso pubblicamente, però, la fotografia del relitto non viene confrontata alla cieca con il segnale radar, viene inclinata e sovrapposta manualmente sopra la mappa colorata, con la scritta esplicita in sovraimpressione, “in situ photo overlay, tilted for alignment”, cioè sovrapposizione della foto in situ, inclinata per l’allineamento. Compare anche una seconda etichetta, “shape match, NCC intensity, circa 0,78”, dove NCC sta per Normalized Cross Correlation, una metrica reale dell’elaborazione delle immagini ma qui applicata a un confronto dove la forma nota è già incollata sopra lo sfondo, non dedotta autonomamente da esso, si avvicina alla pareidolia non al metodo scientifico.
Qui il problema non è più solo procedurale, è fisico alla radice perchè, l’acqua di mare, assorbe le onde elettromagnetiche satellitari nell’ordine dei centimetri, non dei chilometri, un radar in orbita non ha alcuna possibilità di ricevere un segnale utile da 3.800 metri sotto la superficie dell’oceano. Mentre per il granito della piramide restava un principio di partenza quantomeno plausibile, la vibrazione superficiale da cui dedurre qualcosa in profondità, qui il segnale radar non potrebbe nemmeno arrivare a quella profondità per misurare una vibrazione. Messi in fila, questi tre esempi mostrano una scala precisa, dalla validazione indipendente vera del ponte di Glasgow, all’autocitazione dei propri studi sulle navi in superficie, fino a un test autoprodotto su un bersaglio fisicamente irraggiungibile dal proprio stesso strumento.
Il principio fisico della misura di vibrazioni superficiali resta comunque solido quando applicato a un bersaglio realmente accessibile al radar. Il passaggio controverso arriva quando da quelle vibrazioni si pretende di ricostruire la posizione e la forma di strutture profonde. In generale dedurre l’interno di un corpo dalle onde misurate in superficie è possibile ed è ciò che la sismologia fa da oltre un secolo. La tomografia da rumore ambientale usa le vibrazioni di fondo registrate da numerose stazioni collocate in luoghi diversi, per ottenere molte traiettorie indipendenti attraverso il sottosuolo.
Immaginiamo di dover ricostruire la forma di una stanza completamente buia ascoltando gli echi. Nel metodo usato da Biondi, abbiamo un microfono che si muove per un breve tratto lungo un solo lato della stanza e registra continuamente. Possiamo dividere quella registrazione in molti segmenti e ottenere ascolti leggermente differenti, proprio come una singola immagine radar viene suddivisa in sotto-aperture Doppler. Quei segmenti provengono però dallo stesso percorso, osservano la stanza da angolazioni vicine e condividono gran parte delle stesse limitazioni.

Una rete sismica funziona invece come molti microfoni distribuiti in punti lontani della stanza. Ciascuno registra le onde da una posizione indipendente e l’insieme offre più informazioni per distinguere una forma interna da un’altra. Dividere la registrazione di un microfono in cento parti, non equivale ad avere cento microfoni distribuiti nella stanza. Si ottengono più campioni dello stesso breve percorso, non cento punti di osservazione indipendenti.
Questa analogia semplifica la geometria reale ma conserva la differenza essenziale. Una singola immagine SLC, (Single Look Complex), contiene molti impulsi raccolti lungo l’apertura sintetica e quindi una certa diversità interna. Tutte le osservazioni derivano però dalla stessa acquisizione, dalla stessa traiettoria e da angoli molto vicini. Secondo l’analisi tecnica indipendente discussa più avanti, il modo in cui i paper organizzano le coppie di sotto-aperture, produce inoltre una diversità verticale molto ridotta, insufficiente a vincolare in modo affidabile la profondità.
Il paper sul Vesuvio dichiara esplicitamente di elaborare una sola immagine SAR Spotlight in configurazione SLC. Anche il metodo del paper sulla piramide di Cheope parte da una SLC focalizzata, la divide in sotto-aperture Doppler, stima i micromovimenti attraverso il confronto tra le sotto-immagini e applica un operatore di focalizzazione per produrre un profilo lungo la profondità. I due lavori condividono quindi lo stesso nucleo di calcolo e gli stessi interrogativi sulla capacità di ricavare una profondità fisica da una diversità costruita all’interno di una sola acquisizione.
Questi dubbi erano presenti già nel verbale di revisione del paper sul Vesuvio. Un revisore, dichiaratosi geofisico esperto di vulcani, giudicò il modello matematico troppo semplificato per la complessità reale del sottosuolo vulcanico e raccomandò il rigetto nella forma allora presentata. Un altro chiese se vibrazioni attese inferiori al millimetro fossero distinguibili dal rumore termico del sensore, dai ritardi atmosferici e dalle altre fonti di errore. Dopo le risposte dell’autore e le revisioni, il lavoro fu accettato ma uno dei revisori continuò a definire preliminari i risultati fino a una validazione molto più estesa con misure in situ.
Il paper sul Vesuvio contiene comunque confronti che quello su Cheope non possiede. Per la componente vibratoria misurata dal radar, Biondi confronta le serie temporali e gli spettri ottenuti dal SAR con i dati di due stazioni sismografiche dell’INGV installate sul vulcano, includendo anche grafici degli scarti tra i segnali. Questo confronto riguarda la capacità del radar di rilevare vibrazioni osservabili in superficie e offre un riferimento fisico indipendente. Non dimostra da solo che la successiva focalizzazione tomografica collochi correttamente una camera magmatica a chilometri di profondità.
Per la parte profonda, il paper sovrappone le proprie ricostruzioni a una precedente indagine magnetotellurica, tecnica basata sulla resistività elettrica delle rocce e condotta da ricercatori indipendenti. La presenza di un secondo metodo offre un confronto utile ma nel paper la corrispondenza è valutata soprattutto in modo visivo alla stessa stregua delle sue “prove” sul titanic. Non compare una misura quantitativa della somiglianza, un intervallo statistico, una verifica cieca o un test che stabilisca quanto quella sovrapposizione sia improbabile per caso. Anche un revisore osservò che i vantaggi del metodo venivano mostrati mediante confronti visivi senza una valutazione numerica.
La concordanza con la magnetotellurica, può aumentare qualitativamente la plausibilità dell’interpretazione ma non trasforma la ricostruzione profonda in una misura convalidata. La sezione radar nasce dallo stesso problema di inversione presente nel caso di Cheope e la selezione delle linee, l’allineamento delle immagini e l’interpretazione delle anomalie lasciano diversi gradi di libertà. Il paper stesso conclude che i risultati sono promettenti e dovranno essere confermati mediante altri casi di studio.
Sulla piramide di Cheope manca anche questo livello parziale di confronto. La verifica proposta consiste soprattutto nella sovrapposizione dei risultati radar con strutture già note dall’archeologia, come la camera del Re, quella della Regina e la Grande Galleria. La compatibilità con elementi conosciuti è un controllo utile ma non stabilisce l’affidabilità delle strutture dichiarate nuove. Per quelle strutture non viene presentato un secondo metodo geofisico indipendente, un accesso fisico o una misura diretta equivalente ma soprattutta si basa sulla sovrapposizione arbitraria di immagini senza dati numerici.

Nel paper su Cheope compare anche un problema statistico esplicito. Nelle didascalie delle figure che riportano le misure delle strutture, gli stessi autori precisano che le cifre dopo la virgola non possono essere considerate significative. Nel corpo del testo quelle misure vengono comunque usate come dati a sostegno delle interpretazioni, senza una propagazione formale dell’errore e senza intervalli di confidenza per profondità e dimensioni. La motivazione pubblica della ritrattazione resta troppo generica per affermare che MDPI si riferisca proprio a questo passaggio ma la precisione apparente dei numeri supera l’incertezza dichiarata dagli autori.
Nel giugno 2026 Jashua Luna, ricercatore indipendente con esperienza in calcolo scientifico e sviluppo software, ha pubblicato il report Doppler-Domain Micro-Motion Tomography: Reproduction, Critical Analysis, and Benchmarking of an Extended CUDA Implementation. Il documento non è sottoposto a revisione paritaria e dichiara esplicitamente un uso rilevante dell’intelligenza artificiale durante lo sviluppo, mentre selezione delle affermazioni, interpretazione dei risultati e responsabilità finale, restano attribuite all’autore. Il codice sorgente è disponibile pubblicamente.
Luna non ha ricostruito il software originale usato da Biondi e Malanga e non ha replicato i tomogrammi pubblicati usando gli stessi dati COSMO-SkyMed. Ha costruito una propria implementazione eseguibile del procedimento descritto nei paper, distinguendo ciò che deriva letteralmente dai testi, le scelte ingegneristiche necessarie per colmare le parti non specificate e le correzioni introdotte quando le formule pubblicate risultano incoerenti. Le scene SAR reali vengono usate per provare l’acquisizione dei dati e le prestazioni informatiche mentre, le verifiche della capacità di ricostruzione, si basano su dati sintetici con una verità nota in partenza.
Questa distinzione limita quello che il report può dimostrare ma rende comunque importanti i problemi individuati. Vale la pena elencarli uno alla volta, perché ognuno riguarda un aspetto diverso del metodo.
Il primo problema riguarda le formule. Secondo Luna, la legge di focalizzazione riportata nei due paper è dimensionalmente incoerente nella forma scritta, perché contiene un fattore temporale non definito e un ulteriore fattore 2π applicato a una grandezza già espressa in radianti per metro. La sua implementazione deve quindi sostituirla con una formulazione dimensionalmente coerente.
Il secondo problema riguarda l’ambiguità del risultato. Il report rileva che, usando osservazioni reali come nella lettura più diretta del procedimento, la ricostruzione presenta un’ambiguità speculare, una risposta sopra la superficie e una sotto la superficie producono la stessa intensità. Luna introduce un segnale analitico complesso per rimuovere questa ambiguità ma si tratta di una correzione aggiunta alla procedura pubblicata, non presente nei paper originali.
Il terzo problema riguarda la scala della profondità. Il paper sul Vesuvio imposta una frequenza d’indagine di 200 Hz (Hertz) e quello su Cheope di 12.500 Hz. Luna calcola che la sequenza formata dalle coppie di sotto-aperture, avrebbe un limite di Nyquist di pochi hertz, quindi quelle frequenze supererebbero la capacità di campionamento di diversi ordini di grandezza ed entrerebbero nei dati solo attraverso aliasing (In due righe, l’aliasing è quando misuri qualcosa che cambia troppo in fretta rispetto a quanto il tuo strumento riesce a osservare e, il risultato che ottieni, sembra un segnale vero ma in realtà è un errore generato dalla misura troppo lenta, come le ruote di un carro che nei vecchi film sembrano girare al contrario mentre in realtà girano solo troppo veloci per la cinepresa). Ancora più importante, la profondità assoluta dipende dal rapporto tra una velocità di propagazione e una frequenza scelte dall’operatore. Cambiando queste ipotesi, lo stesso vettore di osservazioni può essere associato a scale di profondità diverse. In questa lettura, la profondità non emerge dai dati come una misura autonoma ma dipende dal modello materiale assunto prima della ricostruzione.
Il quarto problema, forse il più tecnico ma anche il più conclusivo, riguarda la capacità stessa del metodo di distinguere una profondità dall’altra. Luna osserva che la diversità utile alla profondità, dipende dalle famiglie di distanze tra le coppie di sotto-aperture. Lo schema mostrato nei paper usa una catena di coppie con una sola distanza dominante, che produrrebbe una matrice quasi di rango uno e quindi pochissima capacità di distinguere una profondità dall’altra. Nei test sintetici del report, la parte iniziale del metodo riesce a recuperare i micromovimenti in condizioni favorevoli mentre la localizzazione tomografica non supera i controlli ottenuti rimescolando le coppie o invertendo il segno della geometria verticale. È un risultato negativo per quell’implementazione e per quelle prove sintetiche senza una dimostrazione universale dell’impossibilità di ogni futura tecnica basata sul micro-Doppler.
Messi insieme, questi quattro problemi, disegnano un quadro coerente. Il report documenta due livelli distinti. La misura del micromovimento superficiale può funzionare e trova conferma anche negli studi indipendenti sui ponti. Il passaggio dalla vibrazione alla profondità, nella formulazione pubblicata da Biondi e Malanga, presenta invece problemi matematici, ambiguità e dipendenze da parametri scelti dall’operatore che impediscono di trattare i tomogrammi come immagini dirette e autonome del sottosuolo. Implementa sostanzialmente i miei articoli e la segnalazione a Remote Sensing.
Quando Biondi e i suoi sostenitori ricordano che la tecnica di base è la stessa nei paper sul Vesuvio e su Cheope, indicano correttamente un nucleo di calcolo condiviso. Proprio per questo, i problemi matematici evidenziati dal report di Luna riguardano entrambi. La solidità delle conclusioni sperimentali resta però differente. Sul Vesuvio esiste un confronto con sismografi reali per la componente vibratoria superficiale e un confronto qualitativo con una precedente indagine magnetotellurica per la parte profonda. Su Cheope, per le strutture presentate come nuove, mancano controlli indipendenti equivalenti e si aggiunge un trattamento insufficiente dell’incertezza sulle misure.
La tecnica micro-Doppler SAR non va confusa con le conclusioni ottenute applicandole. Che il radar possa misurare vibrazioni superficiali è sostenuto da esperimenti reali. Che da una singola acquisizione si possano ricostruire con precisione camere, condotti e strutture a grande profondità richiede una dimostrazione distinta, con dati controllati, geometrie note, parametri dichiarati, prove cieche autentiche e repliche indipendenti. Trasferire automaticamente la validità del primo passaggio al secondo, è una generalizzazione indebita. La premessa è vera, l’estensione non lo è.
Anche la critica deve rispettare lo stesso standard. La nota di ritrattazione di MDPI non spiega quali formule, dati o passaggi statistici abbiano determinato la decisione. Biondi ha quindi ragione quando chiede motivazioni tecniche pubbliche e dettagliate. Questa mancanza di trasparenza editoriale lascia aperta la domanda se il paper ritrattato fosse davvero scorretto in ogni sua parte. Impedisce comunque di attribuire con certezza la decisione a uno specifico errore tra quelli individuati da revisori e analisi successive.
Dalla lettura dei paper, dei verbali pubblici e del report indipendente emergono comunque problemi verificabili, formule che richiedono interpretazioni o correzioni per diventare eseguibili, frequenze incompatibili con il campionamento della sequenza utilizzata secondo l’analisi di Luna, una profondità dipendente da parametri assunti, confronti profondi prevalentemente visivi, incertezza statistica non trattata formalmente e assenza di controlli indipendenti sulle strutture nuove attribuite a Cheope.
La scienza funziona perché ogni affermazione può essere controllata anche dopo la pubblicazione. Più una conclusione è eccezionale, più servono verifiche indipendenti, dati riproducibili e incertezze dichiarate apertamente. Il paper sul Vesuvio ha cercato alcuni confronti utili ma i suoi stessi revisori li consideravano preliminari. Il paper su Cheope applica quel nucleo a conclusioni ancora più ambiziose senza offrire controlli equivalenti sulle presunte strutture nuove.
La differenza tra misurare una vibrazione e localizzarne con sicurezza la causa in profondità resta quindi decisiva. Il primo risultato è sostenuto da verifiche sperimentali. Il secondo, nella forma presentata nei due paper, assolutamente no. Se Biondi vuole una risposta da MDPI riguardo la motivazione, questa è una risposta plausibile che può dare e, a mio avviso, sarebbe da ritrattare anche il lavoro sul vesuvio. L.L.
Nota, questo articolo esprime opinioni personali basate sulla lettura diretta dei paper originali, dei relativi verbali di revisione paritaria, della nota ufficiale di ritrattazione pubblicata da MDPI, di studi sperimentali sul micro-Doppler SAR e di un report tecnico indipendente non sottoposto a revisione paritaria. I riferimenti alle dichiarazioni degli autori derivano dai loro canali pubblici. Ogni riferimento a persone, enti o fatti ha scopo informativo e rientra nell’esercizio del diritto di critica e della libertà di espressione garantiti dall’articolo 21 della Costituzione.