La tecnologia è entrata nella mia vita molto prima che diventasse una professione.
Avevo otto anni quando iniziai un percorso con la Scuola Radio Elettra di Torino come sperimentatore elettronico. A quell’età l’elettronica rappresentava soprattutto la possibilità di capire come funzionavano gli oggetti. Circuiti, resistenze, condensatori, transistor e trasformatori diventavano strumenti con cui osservare, verificare e costruire.
I materiali didattici della Scuola Radio Elettra permettevano di procedere gradualmente, unendo la teoria alle esercitazioni pratiche, mio padre era il mio tutor. Ogni componente aveva una funzione precisa e ogni collegamento produceva un risultato verificabile. Il circuito funzionava oppure richiedeva di essere controllato, misurato e corretto. Questo metodo è rimasto alla base del mio modo di affrontare la tecnologia, era il lontano 1982 ed avevo da poco compiuto 11 anni quando ricevetti il mio primo attestato.

Attestato del percorso di sperimentazione elettronica seguito con la Scuola Radio Elettra di Torino.
Negli anni successivi iniziai a costruire apparecchi sempre più complessi. Intorno agli undici anni avevo già realizzato giradischi, interfoni, amplificatori e ricevitori radio supereterodina.
La costruzione di una radio richiedeva molto più dell’assemblaggio dei componenti. Bisognava comprendere l’alimentazione, l’amplificazione, la selezione delle frequenze, la conversione del segnale e la riproduzione audio. Ogni errore imponeva una diagnosi. Si controllavano i collegamenti, si verificavano le tensioni e si cercava il componente responsabile del malfunzionamento.
Quelle esperienze mi insegnarono presto che la conoscenza tecnica si consolida attraverso l’applicazione. Studiare uno schema significava anche provare a realizzarlo, misurarlo e comprenderne il comportamento reale.

Alle prese con saldatore a stagno a sinistra. A destra primi approcci con la musica poi diventate entrambe le passioni della mia vita.
L’interesse per l’elettronica orientò naturalmente la scelta degli studi superiori. Frequentai un istituto tecnico industriale con indirizzo telecomunicazioni, dove la sperimentazione iniziata da bambino trovò una struttura più completa.
L’elettronica venne affiancata dall’elettrotecnica, dalle telecomunicazioni, dalle misure e dallo studio dei sistemi. La formazione tecnica permise di collegare le singole esperienze pratiche a principi più generali e a metodi di analisi organizzati. Il passaggio dalla sperimentazione personale alla preparazione industriale ampliò progressivamente il campo di interesse. I circuiti elettronici erano parte di sistemi più estesi, costituiti da macchine, strumenti, segnali, impianti elettrici, logiche di controllo e processi produttivi.
Dopo la scuola superiore iniziai un percorso universitario in Ingegneria dei materiali presso l’Università del Salento. Era un ambito coerente con il mio interesse per la tecnologia industriale, perché permetteva di studiare il comportamento dei materiali, i processi produttivi e le relazioni tra struttura, proprietà e applicazioni ma soprattutto mi permettevano di dare materie d’esame che potevano essere computate in altre specializzazioni e ne diedi tanti tra i più importanti con buon profitto.
Il servizio militare e le esigenze della vita interruppero quel percorso. Il lavoro dopo il militare assunse progressivamente un ruolo centrale e mi portò all’interno dell’industria prima robotica e poi energetica e petrolchimica in giro per l’Italia. L’esperienza professionale si sviluppò nell’area elettrica e strumentale. Iniziai a lavorare direttamente sugli impianti, occupandomi di strumentazione di processo, sistemi di controllo, manutenzione, diagnostica e automazione industriale. Non abbandonai mai l’idea di concludere gli studi “translando” gli esami da una città universitaria all’altra visti i miei continui spostamenti per trasferte. Nel tempo a disposizione, la mia sconfinata curiosità tecnica, mi faceva concludere corsi di aggiornamento, specializzazioni, certificazioni varie.
L’attività sul campo trasformò la preparazione tecnica in esperienza operativa. Ogni impianto presentava condizioni differenti, documentazione da interpretare, guasti da individuare e decisioni da assumere rispettando sicurezza, continuità produttiva e affidabilità. Nel tempo ho lavorato su sistemi elettrici e strumentali, circuiti di misura, valvole di regolazione, trasmettitori, sistemi DCS ed ESD, logiche di controllo e apparecchiature installate in ambienti industriali complessi.
Le attività di manutenzione mi hanno insegnato a osservare i problemi attraverso più livelli. Un’anomalia apparentemente semplice può dipendere dallo strumento, dal processo, dall’installazione, dal cablaggio, dalla configurazione del sistema di controllo o dalla qualità delle informazioni disponibili.
L’esperienza maturata negli impianti italiani è stata successivamente affiancata da attività svolte all’estero. Ho partecipato a lavori di costruzione, pre-commissioning e commissioning elettro-strumentale in contesti industriali internazionali. Dai lavori sporcandomi le mani ma mano sempre più a quelli più da studio, di conduzione e managment.
Il commissioning rappresenta uno dei momenti più delicati nella vita di un impianto. I sistemi progettati, costruiti e installati devono essere controllati, provati e messi nelle condizioni di operare correttamente. Disegni, schemi, specifiche e logiche devono corrispondere a quanto realmente presente in campo.
Queste esperienze hanno rafforzato un principio che avevo iniziato ad apprendere da bambino. La qualità di un sistema dipende anche dalla capacità di verificare ogni collegamento tra teoria, progetto e comportamento reale.
Gli studi universitari rimasero un obiettivo aperto, passando anche attraverso Milano, fino a completare il percorso con la laurea in Ingegneria Energetica. Era anche una “scommessa” con mio padre, se avessi finalmente conseguito la famigerata laurea, lui avrebbe iniziato a riprendere le cure… ma questa è un’altra storia.
La scelta dell’ambito energetico derivava dall’evoluzione naturale dell’esperienza professionale. Gli impianti industriali, i processi produttivi, l’elettricità, l’efficienza, la trasformazione dell’energia e la sostenibilità, erano ormai parte integrante del mio lavoro e dei miei interessi.
Riprendere gli studi dopo molti anni di attività professionale richiese organizzazione e continuità. L’esperienza industriale consentiva però di osservare le discipline accademiche da una prospettiva applicativa. Termodinamica, sistemi energetici, impianti, materiali e processi potevano essere collegati a situazioni affrontate direttamente sul campo.
Parallelamente ho continuato a studiare elettronica, automazione, informatica, robotica e intelligenza artificiale. Il passaggio dai primi circuiti analogici alle moderne architetture digitali ha modificato profondamente gli strumenti disponibili. Il principio operativo resta fondato sulla comprensione dei componenti, delle connessioni, dei segnali e delle relazioni causali che determinano il comportamento di un sistema. Da questa continuità nasce anche la mia attività di divulgazione.
Ho creato litti.it per raccogliere analisi e approfondimenti dedicati all’energia, alla manutenzione, all’automazione, alla robotica, all’intelligenza artificiale e alla trasformazione industriale.
Scrivere permette di ordinare le informazioni, verificare le fonti e rendere comprensibili argomenti tecnici complessi. Ogni articolo nasce dall’integrazione tra documentazione, esperienza operativa e studio delle tecnologie.
L’attività di ricerca indipendente rappresenta un’ulteriore evoluzione di questo percorso. I miei lavori riguardano le architetture cognitive artificiali, i sistemi embodied, la memoria distribuita, la robotica e l’impiego delle tecnologie digitali nella manutenzione.
Gli strumenti sono cambiati rispetto ai primi esperimenti di elettronica. Oggi comprendono modelli di intelligenza artificiale, sistemi distribuiti, sensori avanzati e architetture robotiche. Il metodo continua a richiedere osservazione, verifica, documentazione e confronto con i risultati.
Questo sito raccoglie il percorso che collega quelle prime esperienze all’attività professionale, alla formazione universitaria, alla ricerca e alla divulgazione tecnica.
La curiosità iniziale è diventata competenza operativa. L’esperienza industriale ha aggiunto metodo, responsabilità e conoscenza dei vincoli reali. Lo studio continua ad accompagnare ogni nuova fase del percorso. L.L.