La transizione energetica indica il cambiamento strutturale del sistema energetico globale: produzione, conversione, distribuzione e uso finale dell’energia. Consiste nel ridurre progressivamente il peso dei combustibili fossili e aumentare quello delle fonti a basse emissioni, migliorando allo stesso tempo l’efficienza dei consumi e l’elettrificazione dei servizi energetici.
Riguarda le tecnologie e l’intero assetto economico e industriale.
I sistemi energetici definiscono il modo in cui produciamo beni, ci spostiamo, riscaldiamo gli edifici e organizziamo le città. Per questo ogni cambiamento energetico ha sempre coinciso con una trasformazione sociale. Nel corso della storia si sono susseguite diverse transizioni energetiche, ciascuna legata a un salto tecnologico e a una diversa capacità di sfruttare l’energia disponibile. Le principali possono essere ricondotte a cinque grandi fasi.
La prima è l’uso controllato del fuoco, iniziato oltre un milione di anni fa. Ha consentito la cottura dei cibi, la difesa, il riscaldamento e l’illuminazione. Studi paleoantropologici indicano che la cottura ha aumentato l’apporto energetico assimilabile dagli alimenti, contribuendo allo sviluppo cerebrale umano. È il primo caso di utilizzo sistematico di una fonte energetica esterna alla forza muscolare.
La seconda fase coincide con la rivoluzione agricola, circa 10.000 anni fa. L’uomo inizia a trasformare l’energia solare in biomassa in modo organizzato, attraverso coltivazioni e allevamento. L’uso degli animali da lavoro amplia la disponibilità di energia meccanica. Questa fase permette la nascita delle città, della specializzazione produttiva e dei primi sistemi economici complessi.
La terza fase riguarda lo sfruttamento dell’energia idrica ed eolica in epoca antica e medievale. Mulini ad acqua, mulini a vento e navigazione a vela introducono macchine che trasformano direttamente l’energia naturale in lavoro meccanico. È il primo esempio diffuso di automazione energetica. In molte regioni europee medievali i mulini rappresentavano la principale infrastruttura produttiva.
La quarta fase è la rivoluzione industriale basata sul carbone e sulla macchina a vapore. Tra XVIII e XIX secolo la densità energetica disponibile cresce enormemente. Il carbone permette produzione continua, indipendente dalle condizioni naturali. Nascono industria pesante, ferrovie, urbanizzazione e produzione di massa. È anche l’inizio dell’inquinamento industriale su larga scala.
La quinta fase è l’era del petrolio, del gas e dell’elettricità. Dalla fine dell’Ottocento l’energia diventa trasportabile e flessibile. Il petrolio consente mobilità su scala globale, mentre l’elettricità diventa il vettore energetico universale. Secondo la IEA, nel 2022 oltre il 80% dell’energia primaria mondiale proveniva ancora da combustibili fossili, segno di quanto questa fase sia ancora dominante.
Ogni transizione energetica ha prodotto tre effetti ricorrenti.
Ha accelerato l’innovazione tecnologica. Nuove fonti energetiche hanno reso possibile nuove macchine e nuovi processi produttivi. Senza carbone non esiste la fabbrica moderna, senza elettricità non esiste l’industria automatizzata.
Ha modificato gli equilibri economici. Le nazioni con accesso alle nuove fonti hanno acquisito vantaggio competitivo. È accaduto con il carbone britannico, con il petrolio mediorientale, con l’energia elettrica industriale.
Ha trasformato la struttura sociale. Cambiano i lavori, l’organizzazione urbana, la distribuzione della ricchezza e i rapporti geopolitici.
La transizione in corso presenta caratteristiche diverse rispetto alle precedenti.
La prima è la pressione climatica. Il rapporto IPCC AR6 indica che il settore energetico è responsabile di circa tre quarti delle emissioni globali di gas serra. La decarbonizzazione del sistema energetico diventa quindi una condizione necessaria per limitare l’aumento della temperatura media globale.
La seconda è il vincolo delle risorse e degli impatti ambientali. I combustibili fossili restano abbondanti, ma la loro estrazione comporta costi ambientali crescenti. Le fonti rinnovabili hanno impatti inferiori in fase operativa, anche se richiedono materiali critici e nuove infrastrutture.
La terza è la sicurezza energetica. Eventi geopolitici recenti hanno mostrato quanto la dipendenza da importazioni di combustibili possa esporre intere economie a instabilità dei prezzi e rischi di approvvigionamento. La produzione distribuita da fonti rinnovabili e l’elettrificazione riducono questa vulnerabilità.
La quarta riguarda la struttura industriale. La transizione energetica genera nuove filiere: batterie, idrogeno, elettronica di potenza, reti intelligenti, sistemi di accumulo. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, gli investimenti globali in energia pulita hanno superato quelli nei combustibili fossili già dal 2022.
La transizione attuale coinvolge l’intero sistema energetico: digitalizzazione delle reti, gestione della domanda, accumulo, efficienza degli edifici, elettrificazione dei trasporti e integrazione tra settori industriali. Per questo viene spesso definita una trasformazione sistemica più che una semplice evoluzione tecnologica. Il risultato finale atteso è un sistema energetico più elettrico, più distribuito, più efficiente e con minore intensità di carbonio.
Il passaggio a un sistema energetico pulito ed efficiente è una necessità. Ognuno di noi può fare la sua parte, contribuendo a costruire un mondo più verde e giusto per le generazioni future. L.L.