F.V. di 6 Kw in proprio con 5 mila euro, vi dico come legalmente!

F.V a 5 mila euro

Il prezzo della benzina torna puntualmente al centro delle conversazioni ogni volta che una crisi internazionale, una tensione sulle rotte energetiche o una variazione delle materie prime spinge verso l’alto il costo dei carburanti. Con l’energia elettrica il meccanismo è diverso, ma il risultato finale pesa comunque su famiglie e imprese. In Italia il prezzo dell’elettricità resta ancora molto sensibile all’andamento del gas, quindi anche chi usa la rete per i consumi domestici continua a dipendere da equilibri che si formano ben lontano da casa.

Per questo il fotovoltaico interessa sempre di più, ne ho già parlato in un vecchio articolo ma credo sia necessario qualche aggiornamento. Quando produci energia sul posto, il controllo torna nelle tue mani. L’energia solare copre i consumi immediati, l’energia in eccesso carica le batterie e la rete interviene solo quando serve davvero. In questo modo la priorità passa dall’energia comprata all’energia prodotta e gestita in casa.

Molti credono non si possa fare se non si passa dalle tante comunità energetiche o aziende che offrono sconti e detrazioni fiscali. Di fatto sono veritieri ma non veritieri sono molti aspetti, alcuni di questi è che devi aderire a dei contratti come la manutenzione, l’impossibilità di staccarsi entro un certo tempo pena una salata penale, una riduzione percentuale sui costi in bolletta. Fattivamente l’impianto per un certo numero di anni non è definibile di tua proprietà. Capita sovente che il tuo impianto faccia parte di una comunità energetica dove chi ci guadagna maggiormente è chi la gestisce.

Ma molti mi chiedono, posso farlo un impianto in proprio?

Si! Si può! Il quadro normativo si può spiegare in modo semplice. Un impianto fotovoltaico destinato all’autoconsumo può essere realizzato senza entrare per forza nelle formule tipiche della cessione dell’energia. Restano le normali regole di sicurezza elettrica, il D.M. 37/2008 per l’installazione negli edifici e, quando l’immobile si trova in area vincolata o in situazioni particolari, le verifiche edilizie o paesaggistiche richieste. Nei contesti residenziali il quadro fino a 20 kW resta molto più leggero rispetto a impianti di taglia superiore. Anche sul piano fiscale, la guida dell’Agenzia delle Entrate sulle agevolazioni edilizie conferma la presenza dell’IVA agevolata al 10% in specifici casi legati agli interventi sugli immobili e sul mercato, non è difficile trovare fornitori che la applicano già in fase di acquisto per componenti destinati a questi impianti.

Qui serve una distinzione tecnica importante, spiegata senza complicarla. Un impianto a isola puro lavora completamente separato dalla rete. Un sistema domestico con inverter ibrido, invece, può restare collegato alla rete come appoggio. In pratica l’inverter decide da dove prendere energia in ogni momento. Se il sole basta, alimenta i carichi con i pannelli, se i pannelli producono più del necessario, carica le batterie, quando il sole cala, usa l’energia accumulata. Quando pannelli e batterie non coprono il fabbisogno, preleva dalla rete solo la quota mancante. La logica di priorità tipica dei sistemi di accumulo è descritta in modo molto chiaro anche nella documentazione dei sistemi ESS di Victron. La rete quindi resta collegata, ma diventa una riserva, il cuore del sistema resta la produzione fotovoltaica con accumulo ma possiamo comunque stare scollegati dalla rete perchè è definito impianto off-grid.

È proprio questo passaggio che cambia il rapporto con l’energia, chi installa un sistema del genere smette di dipendere sempre e subito dalla rete per ogni consumo. Produce prima di tutto per sé, conserva una parte dell’energia e usa il supporto della rete solo quando e se serve. L’energia prodotta in casa torna ad avere un valore diretto, perché viene usata secondo le priorità di chi l’ha installata e non secondo la logica di un contratto costruito intorno a promesse future di sconto in bolletta e se un giorno vuoi aumentare i pannelli, toglierli, spostarli, venderli ecc. Beh, puoi farlo senza chiedere permessi a nessuno!

Passando ai numeri, prendiamo come riferimento un impianto da circa 6,4 kWp con accumulo. Sul fronte dei moduli, un riferimento concreto è il set da 11 pannelli EGING bifacciali da 585 W, per una potenza complessiva di 6.435 Wp, proposto a 1.057,65 euro IVA inclusa. È un dato molto interessante perché fotografa bene quanto si sia ridotto il costo dei moduli rispetto a pochi anni fa. Una precisazione e nota importante, nessuno mi paga per la pubblicità, questo negozio viene citato solo come esempio di prezzi che si trovano in rete.

Ho prodotto uno specchietto di riferimento estimativo, ovviamente non esaustivo solo a scopo di consulto e confronto:

Per l’inverter, un riferimento coerente con questa logica è il POWLAND da 6.200 W per batterie a 48 V, con ingresso fotovoltaico 60-500 V. La pagina prodotto disponibile su Amazon lo colloca in una fascia molto accessibile, con prezzo visibile di 319 euro al momento della verifica. Le caratteristiche dichiarate sono compatibili con l’idea di un impianto domestico orientato all’autoconsumo con accumulo e supporto della rete.

La parte decisiva riguarda l’accumulo. In un impianto di questo tipo servono 2 batterie di quelle da me scelte per questo articolo, da 48 V 100 Ah in parallelo per equilibrare davvero il sistema quando i pannelli non stanno producendo. Questa configurazione porta l’accumulo complessivo attorno a 10 kWh nominali e mette a disposizione una corrente di scarica più adatta a un inverter da circa 6 kW. È una taglia coerente con il funzionamento serale, notturno e con le prime ore del mattino. Anche il mercato dei kit stand-alone conferma questa logica, perché propone configurazioni da 6 kW con accumuli nell’ordine dei 10 kWh come soluzione già pronta per applicazioni domestiche autonome.

Sul piano economico, assumendo una fornitura acquistata con IVA agevolata al 10% presso venditori che la applicano già in fase d’ordine, il conto si costruisce così. I pannelli si attestano sui 1.058 euro. L’inverter si colloca attorno ai 319 euro. Le 2 batterie “semplici”, nella fascia che ho individuato, portano l’accumulo a circa 900-1.200 euro. I 3 componenti principali arrivano quindi nell’ordine di 2.280-2.580 euro. A questi vanno aggiunti cavi solari, connettori MC4, protezioni DC e AC, quadri, strutture di fissaggio e minuterie. In una configurazione domestica realistica, il solo materiale può quindi collocarsi attorno a 2.800-3.500 euro. Anche i kit completi a isola da 6 kW con accumulo da 10 kWh presenti sul mercato confermano che questo ordine di grandezza è credibile per soluzioni essenziali ma serie.

Questo conto riguarda i materiali, la ditta abilitata per installazione, collegamenti, verifiche e dichiarazione di conformità va considerata a parte. Tenerla separata è utile perché permette di capire subito quanto vale la componentistica e quanto incide invece il lavoro professionale. In questo modo anche il confronto con i preventivi chiavi in mano diventa più chiaro. Una parte del prezzo finale nasce infatti da manodopera, responsabilità, pratiche, garanzie e assistenza. Un’altra parte dipende dal modello commerciale con cui l’impianto viene proposto.

Il punto centrale resta molto semplice. Un sistema con pannelli, inverter ibrido, 2 batterie e rete usata come supporto cambia davvero il rapporto con l’energia. Produci prima di tutto per te, accumuli ciò che ti serve, usi la rete quando serve e recuperi margine decisionale. In un mercato pieno di formule che vendono soprattutto promesse di risparmio, questa resta una delle poche strade in cui il controllo rimane davvero nelle mani di chi investe e, per investimento, intendo non solo economico ma di vera semi indipendenza, di proteggersi verso scenari futuri possibili come disconnessioni, buchi, eccessivi rincari etc. Un impianto di questo tipo ti permetterebbe anche la ricarica davvero ecologica, oltre che economica, di eventuali mezzi a motrice elettrica, siano essi motociclette, biciclette o autovetture.

In sole quattro righe,
puoi comprare gli elementi e poi farli montare? Si!
Sei in regola? Si! A patto che la ditta installatrice sia abilitata al rilascio di certificato!
Hai bisogno di permessi? Si! Quelli soliti per qualunque modifica/aggiunta alla tua abitazione!
Per i condomini? Necessaria autorizzazione assembleare!

Credo che questo articolo può far storcere il naso a molti fuffaguru del solare, se avete domande e volete ulteriori indicazioni o chiarimenti, scrivetemi, è gratis! 🙂 L.L.

Unisciti agli iscritti che mi seguono.

Riceverai una mail ogni volta che pubblicherò un nuovo articolo!

Non invio spam! Leggi l' Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Enable Notifications OK No thanks