Il 16 febbraio 2026, davanti a oltre un miliardo di spettatori, il Gala cinese ha portato in scena qualcosa che nessun effetto speciale avrebbe reso credibile fino a pochi mesi prima. Decine di robot umanoidi G1 di Unitree Robotics hanno condiviso il palco con maestri di arti marziali, eseguendo sequenze sincronizzate con spade e bastoni, imitando persino la boxe da ubriachi, con movimenti fluidi e coordinati.
Poi, il 19 aprile 2026, a Pechino, il robot HONOR D1 ha completato una mezza maratona di 21,0975 chilometri in 50 minuti e 26 secondi, superando il record mondiale umano ufficiale sulla distanza, fermo a 57 minuti e 20 secondi. Per capire la portata di quel risultato basta un dato di contesto. Dodici mesi prima, il vincitore della stessa gara aveva impiegato 2 ore e 40 minuti, con tre cambi di batteria e una caduta. Un miglioramento di tre volte in un anno. Questo ritmo appartiene a un’industria che ha deciso di non fermarsi.
Equilibrio dinamico, navigazione autonoma, coordinamento di gruppo, controllo articolare in tempo reale, sensori integrati e intelligenza artificiale addestrata su grandi volumi di dati,stanno trasformando la robotica mobile in una piattaforma reale, scalabile e, soprattutto, duale. La stessa base tecnologica che fa correre un umanoide su asfalto per 21 chilometri o che coordina decine di robot su un palco televisivo, può essere montata su una piattaforma armata. La transizione da un uso all’altro richiede modifiche ingegneristiche ed il salto concettuale è già stato fatto… purtroppo!
Durante l’esercitazione congiunta Golden Dragon 2024 tra Cina e Cambogia, un cane robot equipaggiato con fucile è stato impiegato in operazioni di assalto. In esercitazioni successive, robot quadrupedi hanno trasportato munizioni verso reparti avanzati, bonificato ostacoli con esplosivi e guidato plotoni di paracadutisti in terreno boscoso, coordinati con droni FPV per la copertura del fuoco. I ricercatori militari cinesi stanno lavorando a sistemi di navigazione che operino anche in assenza di segnale satellitare, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere una piena autonomia su larga scala, consentendo lo schieramento di forze miste senza intervento umano.
Il tema che merita riflessione diretta è che esiste uno Stato che produce, addestra e schiera migliaia di robot, canidi, umanoidi, droni coordinati da intelligenze artificiali decisionali. Costruisce una forza militare con caratteristiche che nessun esercito tradizionale può eguagliare per scala, velocità di impiego e assenza di perdite proprie e quella forza, a un certo punto, agisce e identifica, classifica, ingaggia. Lo fa sulla base di profili, immagini, traiettorie, comportamenti rilevati dai sensori. Senza il tempo di riflessione che un essere umano, in condizioni estreme, può ancora esercitare.
Un sensore ingannato da condizioni ambientali, un modello addestrato su dati sbilanciati, un algoritmo di classificazione con un margine di incertezza mal calibrato producono, in un sistema industriale, un difetto di produzione. In un sistema armato autonomo, producono una vittima civile. Il Comitato ICRC definisce critici i sistemi d’arma capaci di selezionare e ingaggiare bersagli senza supervisione umana. Da anni chiede norme internazionali vincolanti. Le Nazioni Unite discutono il tema attraverso il gruppo di esperti governativi sulla Convenzione sulle armi convenzionali. Nessuno strumento normativo davvero vincolante esiste ancora.
Il robot sul palco del Gala brandiva una spada scenica. Quello nelle esercitazioni della PLA porta un fucile automatico ma la meccanica di base è la stessa. Ciò che cambia è la decisione politica che ne autorizza l’uso, e la regola, o che non lo fa. Il dibattito su chi o cosa deciderà chi vive e chi muore in un conflitto futuro deve iniziare adesso, con la stessa velocità con cui quella tecnologia si sta sviluppando. Perché quella velocità, come i dati mostrano, è già molto più alta di quanto la maggior parte delle persone abbia realizzato. L.L.