Robot umanoidi nelle fabbriche

Robot umanoide e operatore umano competono nello smistamento pacchi su linea industriale automatizzata

Il 18 maggio 2026 Brett Adcock, fondatore e CEO di Figure AI, ha trasmesso in diretta su X una sfida che in poche ore ha raccolto oltre tre milioni di spettatori. Dieci ore di smistamento pacchi, un tirocinante di nome Aime contro il robot Figure 03. Stesso compito per entrambi, scandire il codice a barre, afferrare il pacco, posarlo sul nastro trasportatore. Il risultato finale era di 12.924 pacchi per Aime e 12.732 per il robot, con un vantaggio umano di 192 unità su un orizzonte di dieci ore. Adcock ha commentato così: “This is the last time a human will ever win.”

La frase ha girato ovunque e la ragione per cui ha colpito è che il contesto la rende precisa. Intorno all’ora cinque, quando Aime si è fermato per una pausa bagno, il robot lo aveva già superato e Aime ha recuperato il vantaggio solo dopo. A fine turno il tirocinante aveva il braccio sinistro praticamente fuori uso, mentre il robot era ancora pienamente operativo. Nei giorni successivi, senza che nessuno interrompesse lo stream, i robot di Figure hanno proseguito per 200 ore consecutive. L’equivalente di 25 turni umani da otto ore, raggiungendo 249.560 pacchi smistati senza un singolo guasto registrato.

Questo episodio, ripreso da Montemagno e Camisani Calzolari tra gli altri, ha reso visibile al pubblico generalista qualcosa che nelle fabbriche stava già accadendo da mesi in forma meno spettacolare. Il vantaggio reale di queste macchine su mansioni ripetitive e strutturate, risiede nella continuità senza degrado biologico. Un operatore umano che smista pacchi per dieci ore accumula fatica fisica, riduce la precisione, ha diritto a pause regolamentate per legge. Torna il giorno dopo con un recupero che dipende da decine di variabili. Il robot si ferma ogni tre o quattro ore per ricaricare la batteria, poi ricomincia con la stessa identica prestazione del ciclo precedente. La sfida di maggio 2026 ha messo in scena questa differenza con una chiarezza che nessun comunicato stampa avrebbe potuto ottenere.

Il caso industriale più documentato, prima di questa settimana, era quello di BMW. Nel corso di dieci mesi nello stabilimento di Spartanburg, in South Carolina, il robot Figure 02 ha lavorato su turni da dieci ore cinque giorni a settimana, contribuendo alla produzione di oltre 30.000 BMW X3 e movimentando più di 90.000 componenti in lamiera, con una precisione di posizionamento superiore al 99% per turno e nel rispetto del ciclo di 84 secondi richiesto dalla linea. Il compito era ripetitivo e fisicamente vincolato, esattamente il tipo di lavoro che produce infortuni e usura muscolo-scheletrica nel lungo periodo.

Dall’esperienza di Spartanburg, BMW ha costruito un Centro di Competenza per la Physical AI in Produzione e, dal febbraio 2026, un secondo progetto pilota è attivo a Lipsia, prima volta in Europa per un robot umanoide in un impianto automotive in produzione attiva. Il sistema qui utilizzato, AEON di Hexagon Robotics, opera su piattaforma a ruote con corpo umanoide e punta all’assemblaggio di batterie ad alta tensione con avvio del pilota completo previsto per l’estate 2026.

Il settore nel suo insieme si divide già in modo netto tra chi ha dati di produzione reali e chi ha principalmente annunci con roadmap ambiziose. Agility Robotics ha superato i 100.000 movimenti di contenitori in deployment commerciali attivi con Amazon e GXO Logistics. Dopo 18 mesi di test nel centro Amazon di Sumner, i robot Digit raggiungono un tasso di successo del 98% nelle operazioni assegnate, con un costo operativo stimato tra i 10 e i 12 dollari l’ora rispetto ai 30 dollari del lavoro umano sulla stessa mansione. Apptronik ha chiuso a febbraio 2026 un round da 520 milioni di dollari a una valutazione di 5 miliardi con Google e Mercedes-Benz tra gli investitori diretti, e i suoi robot Apollo operano già negli stabilimenti Mercedes in aree ancora separate dagli operatori umani, in attesa della certificazione per la collaborazione diretta nello stesso spazio.

Tesla ha dichiarato esplicitamente nell’earnings call di gennaio 2026 che Optimus nei siti di Fremont e Giga Texas svolge principalmente raccolta dati per l’addestramento dei modelli e che la produzione utile su scala deve ancora arrivare, pur avendo impegnato oltre 20 miliardi di dollari in CapEx per accelerare la Gen 3 durante l’anno. Boston Dynamics ha presentato il nuovo Atlas al CES di gennaio con tutti i deployment 2026 già assegnati a Hyundai e Google DeepMind, e i primi inserimenti produttivi in stabilimento automotive previsti per il 2028, con una capacità produttiva pianificata di 30.000 unità all’anno.

Nel 2025 sono state consegnate globalmente circa 13.000 unità di robot umanoidi, con oltre il 90% di provenienza cinese. Sono numeri ancora piccoli rispetto all’automazione industriale convenzionale, ma fotografano una tecnologia che tre anni fa aveva zero deployment produttivi documentati e oggi ne ha diversi con dati pubblici verificabili. I costi di produzione delle piattaforme umanoidi sono scesi del 40% tra il 2023 e il 2024 secondo Goldman Sachs, e Bank of America proietta un costo unitario inferiore ai 17.000 dollari entro il 2030. Goldman Sachs stima un mercato da 38 miliardi di dollari entro il 2035, Morgan Stanley prevede 13 milioni di unità operative entro la stessa data. Sono proiezioni costruite su una traiettoria in accelerazione, da leggere come indicatori di direzione più che come stime puntuali.

Il perimetro applicativo che emerge dai deployment reali del 2025 e 2026, è definito attorno a tre caratteristiche convergenti. Mansioni ripetitive, ambienti strutturati, cicli lunghi. È esattamente il profilo delle attività che concentrano il maggior numero di infortuni da sovraccarico, malattie professionali e abbandono volontario nei settori della logistica e della manifattura. La direzione di marcia è quella, i numeri la confermano con una coerenza che le promesse dei keynote, da sole, non avrebbero potuto dare. Aime ha vinto per 192 pacchi, poi ha smesso ma i robot di Figure hanno continuato per altri otto giorni. L.L.

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