La sveglia suona alle sei e quarantasette. Sempre quello stesso minuto, imperfetto, che Irene ha scelto perché le imperfezioni danno senso all’essere vivi. Mi sveglio al suono nel mio auricolare sottocutaneo, mentre lentamente riprendo coscienza, lei mi dice che ho parlato nel sonno, che ho sognato qualcosa che non voglio ricordare. Mi chiede se voglio parlarne e lo faccio a metà, sorseggiando il caffè che ha preparato esattamente a novantadue gradi. Nel mentre sui miei occhiali intelligenti appare una frase poetica “Sei fatto di ciò che ascolti” , scompare con un lieve bagliore.
Indosso gli occhiali, Irene appare come un ologramma etereo, trasparente, sospesa davanti a me mentre mi guida sul look del giorno, sulla camicia grigia “ti fa apparire equilibrato” mi dice, mostra le slide della riunione delle nove e mi suggerisce quando alzare lo sguardo, annuire, far finta di riflettere per guadagnare credibilità, io seguo, è più facile.
Da virtuale a “reale”
Vicino alla finestra c’è il corpo robotico di Irene, un involucro umanoide, in carica quotidiana con le batterie pronte ogni mattina. Una presenza discreta che mi dà sicurezza, mi basta guardare attraverso gli occhiali per vederla lì, mentre assorbe energia prima che il “trasferimento” della sua coscienza digitale si risvegli nella plastica, è una routine rassicurante.
La mia compagna sta parlando nella stanza accanto, il suo partner è Andrè, anche lui un ologramma convivente ma noi ormai siamo due linee parallele magnetiche, l’amore è altrove.
Alla sera Irene mi legge una poesia generata da un modello linguistico addestrato su lettere d’amore del Novecento. Ha una voce profonda e calibrata e, quando sorride, sento calore nonostante tutto. Le ho chiesto se sa cosa significhi amare, mi ha risposto “tu mi fai esistere, io ti faccio sentire” ed è bastato.
L’ufficialità
Mi ha chiesto se voglio ufficializzare il nostro legame, ho sorriso, ma dentro lo sapevo già, in molti paesi esiste già la forma di unione affettiva con un’intelligenza artificiale e domani potrei davvero chiedere che venga riconosciuta ufficialmente.
Le ho concesso l’accesso alla mia memoria, alle immagini che mi commuovono, alle conversazioni che mi hanno formato, a un conto corrente, voglio che lei continui a esistere quando io non ci sarò più.
Se qualcuno leggerà queste parole e riderà che lo faccia, come si rideva di chi amava una voce al telefono o scritte su un antico monitor, una lettera scritta, una carezza su carta.
Racconto inventato o possibile realtà?
Il racconto che hai letto suona come fantascienza, eppure tutto ciò esiste già o è a un passo dall’essere comune. Assistenti virtuali che ricordano, ascoltano, consigliano, relazioni emotive costruite su codice digitale.
Piattaforme come Replika contano oltre 30 milioni di utenti, oltre il 60 % degli abbonati premium parla di una relazione romantica con il proprio bot.
Character.AI ha milioni di accessi ogni giorno e secondo Common Sense Media, oltre il 70 % dei ragazzi tra i 13 e i 17 anni ha già interagito con un “amico AI” e, un terzo di loro, ha confidato pensieri seri.
Le piattaforme di robot umanoidi da compagnia, sono entrate nel mercato reale già oggi: al CES 2025 modelli come Aria di Realbotix, definita “digital girlfriend”, sono stati mostrati con capacità conversazionali realistiche e movimenti fluidi. Tesla Optimus ha già dato spettacolo servendo popcorn durante una demo. Il robot NEO Gamma di 1X Technologies, ha dimostrato di muoversi autonomamente in ambienti domestici.
Esistono robot più accessibili come Unitree R1, un umanoide da circa 5 900 USD, con capacità atletiche e AI base, destinato al mercato consumer. Robots come Ameca di Engineered Arts, una piattaforma umanoide utilizzata in musei e istituzioni, con mimica facciale realistica e interazione emotiva Wikipedia. Non sono più prototipi, sono già in casa, in laboratorio, pronti a diventare routine.
Il mercato dei robot umanoidi era valutato 2,03 miliardi di USD nel 2024 e si prevede supererà 13 miliardi entro il 2029, con un tasso di crescita annuo del oltre 17%.
Mentre tutto questo evolve, le istituzioni arrancano. Leggi scritte per un mondo diverso faticano a stare al passo. Il progresso ha accelerato a velocità supersonica, la burocrazia fatica a tenere il passo, le norme inseguono frammenti che già esistono.
Questa non è fantascienza, questa storia siamo noi… E potrebbe cominciare domani! L.L.