Meshtastic e LoRa. La rete mesh senza Internet

schede LoRa economiche con antenna affiancate a smartphone con app Meshtastic che mostra una rete mesh per comunicazioni radio autonome

C’è una linea continua che collega le prime prove con saldatore e millefori ai progetti di oggi fatti di microcontrollori, sensori e reti distribuite. Per molti di noi l’elettronica è nata così. Smontando oggetti, collegando fili, cercando di capire come far parlare due circuiti tra loro
(Il mio racconto personale Qui).

Meshtastic riporta esattamente a quella dimensione concreta, quasi artigianale. Una scheda piccola, un’antenna e una batteria e si ottiene qualcosa che fino a pochi anni fa richiedeva torri, contratti e infrastrutture. Con pochi componenti si costruisce una rete che copre chilometri e l’effetto resta sorprendente.

La base tecnica è LoRa, acronimo di Long Range, una modulazione radio progettata per privilegiare distanza e affidabilità del segnale rispetto alla velocità di trasmissione. In Europa opera tipicamente nelle bande ISM libere a 433 MHz e soprattutto 868 MHz, con limiti di potenza e duty cycle definiti dalla normativa ETSI.

Frequenze più basse significano migliore propagazione tra ostacoli, maggiore penetrazione negli edifici e minore attenuazione su lunghe distanze, caratteristiche ideali per sensori distribuiti, telemetria e messaggi brevi, IoT.

I chip radio moderni, come le famiglie Semtech SX127x e SX126x, raggiungono sensibilità molto elevate e permettono collegamenti di diversi chilometri con potenze di pochi milliwatt, condizione che si traduce in consumi minimi e autonomie di mesi con una semplice batteria e con un piccolo pannello solare.

Esp32 lora

Meshtastic è il software open source che sfrutta LoRa per creare una rete di comunicazione vera e propria. Si installa su microcontrollori diffusi come ESP32 o nRF52 collegati a un modulo LoRa, oppure su schede già integrate che uniscono tutto in un unico dispositivo, spesso con GPS e batteria inclusi. Una volta accesi, i nodi si riconoscono e iniziano a scambiarsi pacchetti in modo automatico.

Ogni dispositivo invia i propri dati e allo stesso tempo inoltra quelli ricevuti dagli altri, così il messaggio viaggia attraverso la rete passando di mano in mano fino a raggiungere destinazioni molto lontane.

Qui entra in gioco il concetto di mesh, che in italiano possiamo immaginare come una maglia o una rete da pesca. In una rete a maglia ogni nodo è collegato ai più vicini e ogni collegamento rappresenta un possibile percorso. Se un tratto si interrompe il traffico passa da un’altra strada, altro nodo adiacente. La copertura cresce con il numero dei nodi e la resilienza aumenta in modo naturale.

Questo modello differisce dalla topologia a stella tipica del Wi-Fi, dove tutti i dispositivi dipendono da un punto centrale. In una stella, se il centro si spegne, l’intera rete si ferma. In una mesh ogni nodo contribuisce all’infrastruttura e la comunicazione continua anche in presenza di guasti o spostamenti.


Dal punto di vista pratico Meshtastic resta sorprendentemente accessibile. I moduli LoRa e le schede complete si trovano facilmente sui principali marketplace online a pochi euro. Esistono versioni da assemblare con microcontrollore, modulo radio e antenna separati per chi vuole sperimentare e programmare da zero, ed esistono dispositivi già pronti, come TTGO T-Beam o Heltec, che si configurano in pochi minuti.

Si collegano allo smartphone via Bluetooth, si installa l’app e si inizia subito a inviare messaggi e coordinate GPS. Questa semplicità sta attirando molti giovani, maker e studenti, perché consente di costruire una rete reale senza costi di abbonamento e senza infrastrutture complesse.

Il significato di open source in questo contesto è molto concreto. Il firmware è pubblico, il codice si può leggere, modificare e ricompilare. Si possono aggiungere sensori, cambiare logiche di routing, integrare protocolli propri o adattare il sistema a esigenze specifiche. Questo approccio garantisce controllo tecnico, indipendenza da fornitori unici e continuità nel tempo. Per un progettista o per un’azienda equivale a possedere davvero la tecnologia che si sta utilizzando.

Le applicazioni coprono un arco molto ampio. In ambito outdoor e protezione civile la rete consente a gruppi di restare in contatto in zone prive di copertura cellulare. In ambito industriale permette di distribuire sensori su grandi superfici senza stendere cavi, raccogliendo temperature, vibrazioni, livelli, stati di pompe e consumi energetici con pacchetti di pochi byte.

Questo modello si integra bene con manutenzione predittiva e monitoraggi continui. Nella domotica civile si possono collegare case isolate, giardini, serre e impianti di irrigazione con nodi alimentati a batteria o solare. Nella domotica industriale e terziaria si coprono magazzini, piazzali e capannoni dove il Wi-Fi fatica ad arrivare.

Le smart city trovano in LoRa e Meshtastic una piattaforma leggera per reti di sensori diffusi su pali dell’illuminazione o edifici pubblici, utili per qualità dell’aria, rumore, parcheggi, rifiuti, illuminazione intelligente e telemetrie energetiche. Anche la robotica mobile può sfruttare la mesh per coordinare flotte di robot o veicoli autonomi su aree estese con scambio di dati essenziali e consumi ridotti.

C’è poi un aspetto strategico che spesso viene sottovalutato. Una rete mesh distribuita, alimentata da batterie o piccoli pannelli solari, può continuare a funzionare anche in assenza totale di infrastrutture tradizionali. In caso di blackout prolungati o eventi estremi, una rete di nodi sparsi tra edifici, tetti o persino tra gli alberi resta operativa perché ogni punto è autonomo.

Una maglia fitta di dispositivi piccoli, economici e diffusi sul territorio risulta difficile da interrompere e garantisce comunicazioni di base tra persone e sensori anche quando tutto il resto è fuori servizio. Questa resilienza rende la tecnologia interessante non solo per hobby o IoT, ma anche per scenari critici dove la continuità della comunicazione ha valore operativo.

La banda è ridotta e i pacchetti devono essere compatti, quindi video e grandi volumi di dati richiedono altre soluzioni, la possibilità di costruire reti ibride moltiplica le possibilità tecniche e progettuali. Quando servono messaggi brevi, affidabilità e autonomia energetica elevata, LoRa e Meshtastic offrono un equilibrio molto efficace.

Guardando questo ecosistema con l’occhio di chi ha iniziato montando circuiti sul tavolo di casa, si percepisce una coerenza quasi emozionante. Piccoli moduli, poche saldature, qualche riga di firmware in Python e prende forma una rete reale che collega persone, macchine e territorio.

L’elettronica torna a essere tangibile, comprensibile e potente allo stesso tempo, capace di trasformare oggetti da pochi euro in un’infrastruttura di comunicazione diffusa e resiliente. Sono certo che avrà grandi applicazioni, tu che ne pensi? L.L.

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