Incendi batterie al litio, ISO 3941:2026, prEN 3-11 e linee guida

Anteprima grafica sul rischio incendio delle batterie al litio con confronto visivo tra propagazione del fuoco e misure di sicurezza

Da gennaio 2026 esiste una classificazione ufficiale per gli incendi che coinvolgono batterie agli ioni di litio. La norma ISO 3941:2026, terza edizione dello standard internazionale sulla classificazione dei fuochi, ha introdotto la Classe L colmando un vuoto che durava da anni. Prima di questa norma, chi si occupava di sicurezza antincendio in ambienti con accumulo elettrico, non aveva un riferimento tecnico preciso. Le batterie agli ioni di litio venivano gestite in modo approssimativo, spesso accostate per errore ai metalli combustibili della Classe D. La ISO 3941:2026 separa definitivamente le due cose.

La distinzione si fonda su un dato chimico che vede la classe D nei metalli combustibili. Il magnesio o il sodio e include il litio metallico puro, che reagisce violentemente con l’acqua. Le batterie agli ioni di litio comuni, quelle nei veicoli elettrici, nei sistemi di accumulo residenziale e industriale, nei carrelli da magazzino e nei grandi impianti BESS. Tutti contengono il litio in forma ionica all’interno degli elettrodi. La Classe L è definita dalla norma come incendi elettrochimici che coinvolgono celle e batterie agli ioni di litio in cui il litio metallico è assente. Questa precisazione è importante in quanto cambia l’approccio all’intervento, gli agenti estinguenti da considerare e, soprattutto, il modo in cui si valuta il rischio.

Il motivo per cui questi incendi meritano una classe separata è il thermal runaway. Quando una cella subisce un cortocircuito, un danno meccanico o un sovraccarico termico, innesca una reazione esotermica che si auto-alimenta e si propaga alle celle adiacenti. La batteria produce ossigeno internamente durante la combustione, attraverso la decomposizione dei composti del catodo e dell’elettrolita. Agire sull’ossigeno esterno, come accade con un estintore a CO₂ su un fuoco di Classe B, non interrompe il processo. Dopo uno spegnimento apparente, la riaccensione può avvenire anche ore dopo. La ISO 3941:2026 riconosce formalmente questa specificità e la codifica come categoria distinta nel sistema internazionale di classificazione.

La norma si ferma alla classificazione del fenomeno e dire che esiste la Classe L è il primo passo. Stabilire come deve essere testato un estintore per essere dichiarato idoneo a quegli scenari, è un compito separato. Il CEN ha pubblicato a inizio 2025 la bozza prEN 3-11 che definirà requisiti di prestazione, metodi di prova e criteri di marcatura per gli estintori portatili destinati agli incendi da batterie agli ioni di litio. Sul piano tecnico sarà il documento che trasformerà la classificazione ISO in uno strumento operativo per i presidi portatili.

C’è però un limite esplicito, dichiarato nel testo della bozza stessa. I test sono dimensionati sulle batterie di piccola capacità, smartphone, laptop, utensili elettrici, droni, e-bike. La bozza esclude la validazione per batterie di veicoli e per i sistemi stazionari di accumulo come i BESS. Per gli impianti industriali e utility-scale, uno standard di prova dedicato agli estintori non esiste ancora.

Per i BESS il riferimento operativo italiano esiste già, ed è la Circolare DCPREV n. 21021 del 23 dicembre 2024 del Dipartimento dei Vigili del Fuoco. Sono le linee guida specifiche per la progettazione, realizzazione ed esercizio dei BESS. Quel documento definisce criteri per l’analisi del rischio, distanze di sicurezza interne ed esterne, requisiti per i sistemi di rilevazione e spegnimento automatico, obblighi sulla rete idranti e formazione del personale.

È importante precisare che le disposizioni della Circolare sono vincolanti per gli impianti installati presso attività soggette al D.P.R. 151/2011, sia per le nuove realizzazioni sia per le modifiche rilevanti di quelle esistenti. Per tutti gli altri casi, le linee guida costituiscono un riferimento tecnico utile ma non un obbligo formale.

La Circolare cita esplicitamente il test UL 9540A come protocollo riconosciuto per dimostrare misure alternative a quelle proposte nelle linee guida stesse. Questo rafforza il ruolo degli standard americani NFPA 855 e UL 9540A nel contesto italiano. Sono strumenti espressamente richiamati dal documento tecnico del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Sul piano internazionale, questi standard coprono la sicurezza antincendio dei sistemi di accumulo stazionari. Un grado di specificità tecnica che il quadro europeo attuale ancora non raggiunge.

Un aspetto che la sola lettura della ISO 3941:2026 non restituisce e che la Circolare affronta in modo esplicito, riguarda i gas tossici rilasciati durante il thermal runaway. La combustione e la decomposizione dei materiali interni alla cella, producono una miscela di composti pericolosi. Il fluoruro di idrogeno (HF), monossido e diossido di carbonio, cianuro di idrogeno e ossidi di azoto.

Questo significa che un incendio da batterie Li-ion non termina con lo spegnimento delle fiamme. La fase successiva, quella del raffreddamento prolungato e della sorveglianza, è anche la fase in cui l’esposizione ai gas rappresenta il rischio principale per chi opera nell’area. La gestione dell’emergenza, su scala industriale, richiede procedure che tengano conto di questa finestra critica.

Questo crea una situazione concreta che chi lavora con sistemi di accumulo deve tenere presente. Sul mercato esistono prodotti commercializzati come estintori Classe L anche per scenari di grande dimensione, senza che ci sia uno standard di riferimento consolidato a cui ricondurre quella dichiarazione. Verificare cosa viene dichiarato e su quali basi, prima di acquistare un presidio per un’area BESS o per un deposito di batterie industriali, è una responsabilità tecnica che ricade sul professionista che redige il Documento di Valutazione dei Rischi.

In Italia il quadro normativo cogente resta ancorato al D.Lgs. 81/2008 e ai decreti ministeriali del settembre 2021 sulla sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro. La Classe L orienta la valutazione del rischio, ma l’obbligo di aggiornare il DVR nasce dal cambiamento dello scenario operativo, non dall’esistenza della norma ISO in sé.

Sul piano degli agenti estinguenti, gli approcci attualmente indicati come più efficaci per la gestione di un incendio da batterie Li-ion su scala significativa sono l’acqua in grandi quantità, preferibilmente nebulizzata, con l’obiettivo di sottrarre calore alle celle ancora integre, e gli additivi incapsulanti, che cercano di bloccare la propagazione avvolgendo le celle. In entrambi i casi si tratta di gestione dell’evento con raffreddamento prolungato e sorveglianza post-spegnimento, con attenzione specifica ai gas tossici che persistono nell’area anche dopo che le fiamme sono spente.

Ho già scritto su questi temi da angolazioni diverse. In Batterie sì, ma produrle? ho affrontato la questione industriale e le emissioni legate alla produzione. In BESS dopo la Fabbrica, Utilizzo in Rete ho esaminato il ruolo operativo dei sistemi di accumulo nel dispacciamento. In Batterie e BESS nel Brindisino ho chiarito la differenza tra chi costruisce i BESS e chi li usa. La sicurezza antincendio è il lato che mancava. La ISO 3941:2026 e la prEN 3-11 rappresentano i primi strumenti normativi reali per affrontarlo, con i limiti che ho descritto e con la consapevolezza che, per gli impianti di grande scala, il quadro è ancora aperto. L.L.

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