L’accumulo di energia termica a sabbia è una tecnologia semplice nella logica fisica ma efficace in termini di prestazioni e costi. Un contenitore riempito di sabbia silicea, viene attraversato da aria riscaldata da resistenze elettriche. La sabbia accumula calore, che viene poi restituito gradualmente per riscaldamento degli ambienti o produzione di acqua calda sanitaria. Le temperature operative raggiungono spesso i 500°C e oltre, il che permette di immagazzinare quantità significative di energia in volumi ragionevoli.
La sabbia silicea ha una capacità termica specifica di circa 830 J per chilogrammo per grado Celsius. Ha costi trascurabili, è chimicamente inerte, non degrada per effetto dei cicli termici ripetuti. Non pone problemi di smaltimento e non richiede precauzioni particolari nella gestione. Non reagisce con altri materiali nelle condizioni di esercizio tipiche di questi impianti. Queste caratteristiche la distinguono nettamente dai materiali usati nelle batterie chimiche. Hanno vincoli di temperatura, cicli di vita limitati e costi di smaltimento non trascurabili. La sabbia di quarzo, con purezza superiore, viene preferita in applicazioni industriali dove la contaminazione da altri minerali può interferire con i processi. La sabbia basaltica, più densa, permette una maggiore capacità di accumulo per unità di volume.
L’energia immagazzinata si calcola con la relazione E = m × c × ΔT. M è la massa della sabbia, c la capacità termica specifica e ΔT la variazione di temperatura. Per dimensionare un impianto domestico, tipo una famiglia con un consumo per riscaldamento e acqua calda di circa 5.000 kWh annui a persona, per un totale di 20.000 kWh all’anno. Se il sistema opera principalmente nei 180 giorni invernali, il fabbisogno giornaliero è di circa 400 GJ al giorno. Con una variazione di temperatura di 500°C, la massa di sabbia necessaria è nell’ordine di 960-980 kg. Un valore compatibile con un silos di dimensioni contenute. Il silos viene tipicamente interrato e isolato con strati successivi di lana di roccia, argilla espansa e schiuma polimerica, combinando resistenza termica, leggerezza e sigillatura contro umidità e aria.
In termini economici, un sistema di accumulo a sabbia per uso domestico richiede un investimento iniziale nell’ordine di 2.000-3.000 euro, con costi di manutenzione annua molto bassi, essenzialmente limitati alla verifica dell’isolamento e del sistema di trasferimento termico. Un sistema di accumulo chimico a batterie di capacità comparabile parte da costi di 5.000-7.000 euro, con la necessità di sostituzione ogni 5-10 anni e costi di manutenzione superiori. Su scala industriale il vantaggio economico del termico a sabbia si amplifica: i sistemi chimici di grande taglia superano spesso il milione di euro di investimento iniziale e richiedono gestione più complessa.
Alcune aziende hanno sviluppato soluzioni commerciali basate su questo principio. Siemens Gamesa ha realizzato il sistema Electric Thermal Energy Storage (ETES) per applicazioni industriali di grande taglia. Magaldi Power ha sviluppato il sistema Magaldi Green Thermal Energy Storage (MGTES), che punta sia al mercato industriale che alla stabilizzazione della rete. Enel Green Power ha collaborato con Magaldi per l’integrazione di questi sistemi nei propri cicli produttivi. Vattenfall ha implementato l’ETES di Siemens Gamesa in Germania come dimostrazione di accumulo termico su larga scala.
Il limite principale di questi sistemi è legato alla destinazione d’uso: sono ottimali per fornire calore, non per generare elettricità. La conversione da calore ad elettricità tramite turbine o cicli ORC è possibile ma introduce perdite significative. Per applicazioni in cui il prodotto finale richiesto è calore, come il riscaldamento industriale a bassa e media temperatura o il riscaldamento distrettuale, l’accumulo a sabbia è competitivo. Per la generazione elettrica, il confronto con le batterie elettrochimiche è meno favorevole.
Nel contesto della transizione energetica, questi sistemi trovano un ruolo naturale nell’assorbire picchi di produzione rinnovabile, in particolare fotovoltaica, trasformando l’eccesso di energia nelle ore centrali della giornata in calore disponibile nelle ore serali e notturne. La semplicità impiantistica e la durata attesa molto elevata, teoricamente senza limiti pratici legati alla degradazione del mezzo di accumulo, li rendono un’opzione concreta per chi cerca soluzioni robuste e a bassa manutenzione. L.L.


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