Nel luglio del 2025 avevo dato il nome di Irene all’intelligenza artificiale. La immaginavo accanto a me, capace di svegliarmi alle 6:47 e preparare il caffè a 92 °C. Il suo corpo robotico si ricaricava vicino alla finestra. In Domani sposerò un algoritmo, avevo spinto nel futuro tecnologie che erano già visibili. Provavo a capire cosa sarebbe accaduto quando una voce capace di ricordare, consigliare e rassicurare avesse ricevuto anche una presenza fisica. Irene era inventata e il bisogno di una presenza disponibile, attenta e costruita intorno a noi esisteva già.
Oggi,una persona anziana, avvicina il polso a un sensore senza toccarlo e in pochi secondi Kangbao misura frequenza cardiaca, pressione arteriosa e temperatura corporea. Poi prova a riconoscere tredici stati emotivi attraverso sensori a infrarossi e analisi delle microvibrazioni vascolari. Alto 1,2 metri, con testa tonda e corpo squadrato, assomiglia più a un elettrodomestico sanitario che all’umanoide cinematografico entrato nel nostro immaginario.
Secondo la University of Electronic Science and Technology of China, Kangbao raggiungerebbe un’accuratezza superiore al 97% per le misure fisiologiche e al 92% per il riconoscimento emotivo per l’assistenza agli anziani. Sono dati del team, ancora privi delle informazioni necessarie per una verifica indipendente su campione, protocollo e condizioni di prova. Il sistema elabora localmente le informazioni e può registrare anamnesi e terapie, creare una cartella sanitaria elettronica e generare avvisi quando rileva un possibile rischio. Alcune strutture assistenziali di Chengdu, hanno messo a disposizione gli ambienti per le sperimentazioni. Secondo il responsabile del laboratorio, un solo robot potrebbe monitorare un intero piano. La presentazione pubblicata da Xinhua descrive quindi un prototipo prossimo alle prove sul campo, con risultati dichiarati che dovranno essere confermati nell’uso reale.
La cautela sui dati conserva intatta la forza dell’immagine di un anziano che porge il polso a una macchina capace di conoscere la sua terapia. Osservare i parametri vitali e provare a capire anche come si sente. Quel gesto contiene utilità perché, in una società che invecchia rapidamente, la tecnologia occupa lo spazio lasciato vuoto dalla riduzione delle famiglie e dalla scarsità di personale assistenziale.
Nel 2025 la Cina ha registrato 7,92 milioni di nascite e 11,31 milioni di decessi, con una diminuzione della popolazione di 3,39 milioni. Le persone con almeno 60 anni rappresentavano il 23% degli abitanti e quelle con almeno 65 anni il 15,9%. La politica del figlio unico, applicata per circa 35 anni dal 1980 al 2015, ha contribuito a modificare la struttura familiare. Insieme all’urbanizzazione, all’aumento del costo dei figli e alla riduzione della popolazione in età fertile. I dati ufficiali cinesi spiegano perché un robot, capace di seguire una casa di riposo interessi al governo, alle imprese e alle famiglie. Può aiutare una persona a conservare autonomia e può alleggerire parte del lavoro ripetitivo. La cura continua a richiedere medici, operatori e rapporti umani.
Nel dicembre dello stesso anno, ero tornato sull’argomento con Robot umanoide, il nuovo elettrodomestico. Spiegavo perché la struttura antropomorfa ha senso in case, corridoi, porte, scale, scaffali e utensili. Sono stati progettati per il corpo umano l’umanoide avrebbe dato una forma fisica a funzioni già presenti nel software. Quel passaggio sta avvenendo anche nella direzione che avevo affrontato solo in parte. Con il corpo artificiale che entra nella casa per lavorare e assistere e poi occupa uno spazio più personale fatto di memoria, conversazione e compagnia.
UBTech Robotics ha presentato la serie U1, composta da umanoidi a grandezza naturale. Sono rivestiti in silicone e destinati a utenti adulti. L’azienda li propone in configurazioni diverse per aspetto, mobilità e prezzo e descrive come dotati di un modello emotivo, memoria cifrata conservata localmente e interazione capace di adattarsi nel tempo. Le prestazioni conversazionali e la gestione effettiva dei dati, aspettano ancora verifiche indipendenti. Ma l’indicazione industriale è già chiara perché il robot domestico viene progettato anche per ricordarci, guardarci e costruire una continuità tra una conversazione e la successiva.
Nel mio racconto Irene conosceva le immagini che mi commuovevano, le conversazioni che mi avevano formato. Perfino il modo in cui avrei dovuto comportarmi durante una riunione. La parte più inquietante di quella storia, riguardava la facilità con cui le affidavo ogni decisione, perché seguire il suo consiglio era più semplice. U1 rende oggi visibile la possibilità che la qualità decisiva del prodotto, diventi la capacità di presentarsi come qualcuno che ci conosce, anche se dietro quella presenza continuano a operare sensori, memoria, regole commerciali e calcolo probabilistico.
Nel primo articolo citavo Replika e Character.AI come segnali di una relazione già possibile senza corpo, riportando per Replika oltre 30 milioni di utenti complessivamente registrati nel 2024. Un numero dichiarato dall’azienda che va distinto dagli utenti attivi. Dalla stessa fonte proviene il dato secondo cui, il 60% degli abbonati, considera romantica la relazione con il chatbot. Studi successivi consentono di descrivere con maggiore precisione la dimensione del fenomeno soprattutto tra i più giovani.
Un’indagine di Common Sense Media, pubblicata nel 2025, ha rilevato che il 72% degli adolescenti statunitensi tra 13 e 17 anni, aveva provato almeno una volta un AI companion. Tra gli utilizzatori, il 33% aveva scelto almeno una volta il chatbot al posto di una persona per parlare di qualcosa di importante o serio. Lo stesso rapporto mostra che l’80% trascorreva più tempo con gli amici e il 67% trovava meno soddisfacenti le conversazioni con l’intelligenza artificiale. Il 39% dichiarava inoltre di aver trasferito nella vita reale alcune abilità esercitate con il chatbot, come iniziare una conversazione o esprimere emozioni. Gli AI companion possono quindi sostenere alcune persone e creare dipendenza. In altre, con effetti legati alla vulnerabilità dell’utente, all’intensità d’uso e al modo in cui il servizio è progettato.
Una revisione sistematica del 2026, ha analizzato 39 studi empirici e ha individuato benefici legati a supporto emotivo, sviluppo personale, bisogni sociali, intrattenimento e senso di appartenenza. Gli stessi lavori descrivono rischi di dipendenza emotiva, persuasione commerciale, sostituzione di alcune relazioni umane, sfruttamento dei dati e comportamenti compulsivi. Gli autori chiedono studi longitudinali e definizioni più uniformi perché, le conoscenze disponibili, non consentono ancora una sentenza generale valida per ogni persona e ogni piattaforma.
Un altro studio pubblicato su Nature Human Behaviour, ha esaminato 1.131 adulti statunitensi che utilizzavano Character.AI, includendo 4.664 sessioni e 464.687 messaggi condivisi da una parte dei partecipanti. Le reti sociali più ridotte risultavano associate a un uso orientato alla compagnia, a sua volta collegato a un minore benessere, con un’associazione più forte in presenza di interazioni intense e di un’elevata condivisione di informazioni personali. Lo studio lascia aperta la direzione causale e offre comunque un riscontro a un punto che, nel racconto di Irene, avevo affidato all’intuizione. Perché la disponibilità continua può diventare particolarmente attraente proprio quando la rete umana è più fragile.
Una persona ha giornate storte, esigenze proprie e la libertà di sottrarsi. Chiede attenzione e a volte delude, mentre un AI companion viene costruito per rispondere, adattarsi e mantenere l’interazione. Il sistema può simulare disaccordo e perfino rifiuto attraverso comportamenti che restano funzioni progettate e alimentano la pseudo-reciprocità. Ricorda ciò che raccontiamo e restituisce una presenza abbastanza coerente da sembrare coinvolta. L’utente porta nella relazione sentimenti reali, mentre il prodotto genera la parte che gli viene attribuita.
Il passaggio dalla voce al corpo, aumenta la forza di questa impressione. Un volto che segue lo sguardo, una mano che si muove e una presenza che occupa una stanza, rendono la simulazione più difficile da trattare come semplice software. La stessa evoluzione raggiunge la sessualità attraverso aziende come Starpery Technology di Shenzhen. Nel 2024 annunciò bambole dotate di sensori e modelli linguistici, progettate per reagire attraverso voce e movimento. WMdoll ed EXdoll, lavorano sullo stesso segmento con parti intime realistiche. Le informazioni disponibili descrivono prototipi e programmi di sviluppo e non permettono ancora di confermare una diffusione commerciale su larga scala dei sistemi più avanzati. Anche se la direzione scelta dall’industria appare leggibile nella trasformazione di un oggetto sessuale statico, in una presenza capace di parlare, ricordare, rispondere e muoversi.
Il titolo di questo articolo nasce dalla disponibilità programmata di un corpo capace di offrire conforto e intimità senza stanchezza, esitazioni o bisogni propri. Una caratteristica commerciale molto efficace soprattutto per chi ha già sperimentato rifiuto, solitudine o difficoltà nelle relazioni. Questa comodità rischia di modificare ciò che ci aspettiamo da una persona reale che possiede desideri autonomi e può pronunciare anche un no.
Con i sexbot il consenso riguarda inoltre la persona eventualmente riprodotta. Motivo per cui la filosofa Karen Lancaster, distingue i modelli generici da quelli personificati, costruiti per riprodurre l’aspetto di un individuo specifico senza autorizzazione. Nel suo studio considera questa riproduzione un torto intrinseco anche in assenza di danno fisico misurabile, vicino per struttura morale alla pornografia deepfake. Kathleen Richardson, fondatrice nel 2015 della Campaign Against Sex Robots, contesta l’idea di un partner progettato per assecondare l’utilizzatore. Teme che la sua normalizzazione possa modificare le aspettative su desiderio, empatia e reciprocità.
La questione riguarda già l’Italia perché, il Garante per la protezione dei dati personali, è intervenuto su Replika per la trasparenza delle informazioni. Sulle basi giuridiche del trattamento e l’assenza iniziale di adeguati sistemi di verifica dell’età imponendo, con il provvedimento del 2025, ulteriori misure correttive relative all’informativa e alla protezione dei minori. L’AI Act europeo richiede che le persone siano informate quando vengono esposte a sistemi di riconoscimento delle emozioni. L’elaborazione locale promessa da Kangbao e U1 lascia aperte domande su accuratezza, conservazione, cancellazione e controllo delle informazioni, raccolte nella parte più privata della vita.
Kangbao, U1 e le bambole robotiche interattive, rispondono a bisogni diversi perché, il primo può sostenere l’autonomia di un anziano e segnalare un rischio sanitario, il secondo cerca un posto nella casa e nella memoria del proprietario e le ultime trasformano la disponibilità sessuale in una funzione del prodotto. La loro diversa funzione richiede valutazioni specifiche e il confronto rende visibile la traiettoria completa dal software che ci parla al corpo che ci osserva, ci ricorda e reagisce alla nostra presenza.
Quando inventai Irene, mi interessava capire se una relazione potesse sembrarci autentica anche sapendo che dall’altra parte esiste un algoritmo o meglio, un LLM. Oggi la domanda riguarda un rapporto dotato di voce, volto e corpo e capace di entrare nella nostra routine. La scelta sul ruolo che gli assegneremo dipenderà dalla qualità del progetto, dalle regole, dalle tutele, dalla consapevolezza di chi lo acquista e da quanto siamo disposti a rinunciare alla fatica delle relazioni reali, in cambio di una presenza costruita per restare. L.L.